- Colonne in cartongesso: costo indicativo 300–800 € cad., tempi 1–2 giorni di lavoro.
- Colonne strutturali esistenti: il rivestimento decorativo non richiede permessi; la demolizione sì (SCIA o CILA).
- Sezione quadrata o circolare: quella quadrata è più semplice ed economica da realizzare in cartongesso.
- I materiali più usati in Italia: cartongesso, polistirene espanso rivestito, pietra, gesso, marmo, legno.
Una colonna in casa può essere strutturale — e quindi non eliminabile — oppure puramente decorativa, aggiunta per arricchire l'estetica di un ambiente. Il costo di realizzazione varia molto: una colonna in cartongesso parte da circa 300–500 €, mentre soluzioni in pietra naturale o marmo possono superare i 2.000 €. I tempi di posa vanno da mezza giornata per un rivestimento semplice a 2–3 giorni per una colonna costruita ex novo con struttura metallica.
Colonna strutturale e colonna decorativa: differenze fondamentali
Prima di scegliere qualsiasi soluzione, è indispensabile capire con che tipo di colonna si ha a che fare. La confusione tra colonna portante e colonna puramente estetica è uno degli errori più frequenti e può avere conseguenze serie.
Colonna strutturale (o portante)
Sostiene un carico: solaio, trave, arco. Si trova spesso in abitazioni con struttura in cemento armato o in pietra. Non si può rimuovere senza una perizia statica firmata da un ingegnere strutturista e, nella maggior parte dei casi, senza SCIA o CILA. Può essere rivestita liberamente con qualsiasi materiale decorativo, purché non si comprometta la stabilità o l'ispezione futura.
Colonna decorativa (o non strutturale)
Non porta carichi: è aggiunta per motivi estetici o per nascondere impianti (tubi, colonne di scarico, pilastri in vista non portanti). Non richiede permessi edilizi per la sua realizzazione o rimozione. È qui che si concentra la maggior parte delle lavorazioni in cartongesso.
Tipi di colonna per interni e quando si usano
Esistono diverse tipologie di colonne usate negli interni residenziali italiani, con caratteristiche e impieghi molto diversi tra loro.
Colonna quadrata
La forma più diffusa negli interni contemporanei. Semplice da costruire, soprattutto in cartongesso: richiede meno ore di manodopera rispetto alla forma cilindrica. Adatta per nascondere pilastri strutturali rettangolari o colonne di scarico verticali. Si integra bene con mobili su misura e boiserie.
Colonna rotonda (cilindrica)
Richiama lo stile classico e neoclassico. Più complessa da realizzare in cartongesso (serve lastra flessibile o doppia lastra con tagli a V), oppure si usa un fusto prefabbricato in polistirene o gesso. Molto usata in ingressi, saloni di rappresentanza e ville.
Colonna a sezione ottagonale o poligonale
Soluzione intermedia tra il quadrato e il tondo. Usata in contesti di ristrutturazione dove si vuole richiamare uno stile storico senza affrontare la complessità tecnica della forma circolare piena.
Colonna semi-incassata (a mezza colonna)
Adossata a una parete, sporge per metà. Tipica delle architetture classiche; oggi usata come elemento decorativo in ingressi o lungo corridoi. Spesso realizzata con fusti prefabbricati in polistirene rivestiti con intonaco o resina.
Colonna a fascia (o pilastro piatto)
Tecnicamente è un pilastro addossato alla parete, molto poco sporgente (5–15 cm). Usata per segnare ritmi architettonici sui muri, creare cornici verticali o inquadrare aperture. Facilissima da realizzare in cartongesso.
Colonna con base e capitello
Riprende gli ordini architettonici classici (dorico, ionico, corinzio). Oggi si realizza quasi sempre con elementi prefabbricati in polistirene espanso rivestito con stucco e pittura, oppure in vetroresina. Il fusto può essere in cartongesso, legno o materiale lapideo.
Colonna come rivestimento di pilastro esistente
Non è una costruzione ex novo, ma il rivestimento di un pilastro in cemento armato già presente. Si lavora con cartongesso, listelli in legno, lastre lapidee o rivestimenti in resina. È il caso più comune nelle abitazioni degli anni '70–'90 con struttura a telaio.
Colonne in cartongesso: la soluzione più diffusa
Le colonne in cartongesso per interni sono oggi la scelta prevalente per chi vuole aggiungere un elemento architettonico decorativo o rivestire un pilastro esistente. Il motivo è semplice: rapportando costo, flessibilità e resa estetica, il cartongesso non ha rivali nel residenziale.

Come si costruisce una colonna in cartongesso
La struttura portante è una gabbia in profili metallici zincati (montanti e guide da 50 o 75 mm). Su questa gabbia si avvitano le lastre di cartongesso standard da 12,5 mm. Per le forme quadrate bastano tagli dritti; per le forme tonde si usano lastre flessibili o si praticano tagli a V ravvicinati sulla lastra normale. La finitura è con stucco, carta e pittura, oppure con rivestimento in resina, gres porcellanato o pannelli decorativi.
Colonne quadrate in cartongesso: caratteristiche tecniche
Le colonne quadrate in cartongesso sono le più semplici da eseguire. Lo spessore minimo della colonna finita è di circa 10–12 cm per lato (profilo + lastra + finitura). Si possono realizzare colonne cave (per far passare impianti) o colonne piene (con materiale isolante interno, utile in caso di pilastri freddi). L'altezza standard segue quella dell'interpiano: 270–310 cm nelle abitazioni italiane tipiche.
Cartongesso idrorepellente e antincendio
Per colonne vicino a zone umide (ingressi con bagno, zone vicino a cucine a vista) si usa lastra verde idrorepellente. Per edifici soggetti a requisiti antincendio (condomini, uso commerciale) si impiega lastra rosa REI. Il costo della lastra speciale è leggermente superiore, ma la differenza sull'opera finita è minima.
Tempi e costi reali delle colonne in cartongesso
Una colonna quadrata semplice, altezza 270 cm, lato 25–30 cm, richiede in media mezza giornata lavorativa di un cartongessista esperto. Colonne più elaborate, con base, capitello e doppia lastra, richiedono 1–2 giorni. Per un'idea precisa del tuo progetto puoi calcolare il preventivo online indicando dimensioni e finiture desiderate. Per approfondire i costi in dettaglio, consulta la pagina dedicata al prezzo della colonna e ai costi al metro quadro.
Altri materiali per realizzare o rivestire colonne
Il cartongesso non è l'unica opzione. In base allo stile dell'ambiente, al budget e alle prestazioni richieste, si usano materiali molto diversi.
Polistirene espanso rivestito (EPS)
Utilizzato per fusti e capitelli prefabbricati di colonne classiche. Molto leggero, si incolla direttamente a parete o su struttura in legno. Va sempre rivestito con stucco acrilico e pittura o resina prima della verniciatura finale. Costo del fusto prefabbricato: 80–250 € a pezzo in base alla dimensione e al fornitore. Ideale per chi vuole risultati classici senza tempi di lavorazione lunghi.
Gesso e stucco
Materiale tradizionale, usato per capitelli e basi decorativi. Oggi quasi sempre abbinato a una struttura portante in metallo o legno. Pesante e fragile se non ben ancorato: richiede professionalità nell'esecuzione. Usato prevalentemente in restauri di interni storici o ville di pregio.
Pietra naturale e pietra ricostruita
Rivestimento di grande impatto visivo. Si applicano lastre sottili (2–3 cm) su una struttura preesistente. La pietra naturale (arenaria, travertino, ardesia, pietra di Luserna) ha costi elevati: 80–200 €/mq solo per il materiale. La pietra ricostruita riduce il costo a 30–70 €/mq. Adatta a stili rustici, industriali, country o contemporanei con accenti naturali.
Marmo e materiali lapidei pregiati
Riservato a contesti di alto livello. Si lavora con lastre da 2 cm su struttura in legno o ferro. Il costo del marmo grezzo parte da 150 €/mq per le qualità più comuni (Carrara, Botticino) e sale oltre 400 €/mq per le qualità pregiate. La posa è delicata: richiede un marmista, non un generico piastrellista.
Legno e rivestimenti in legno
Doghe verticali, pannelli in legno massello o laminato, boiserie su misura. Adatti per colonne decorative in ambienti nordici, scandinavi o rustici. Il legno lavora con l'umidità: non usarlo in ambienti con forti escursioni igrometriche senza trattamento adeguato. Costo del rivestimento: 50–180 €/ml in base al tipo di legno.
Resina e microtopping
Finiture continue, senza giunti, con effetto materico molto apprezzato nel contemporaneo. Si applicano su qualsiasi supporto (cartongesso, muratura, legno) purché stabile e asciutto. Costo di applicazione: 60–120 €/mq. Ottima durata se eseguita correttamente; richiede un applicatore certificato.
Gres porcellanato e piastrelle
Utilizzati soprattutto su colonne in zone cucina, outdoor o ambienti con umidità. La posa su superfici verticali curve è complessa; sulle colonne quadrate è invece abbastanza standard. Il formato grande (120x120 cm o superiore) richiede attenzione particolare ai giunti angolari.
Vetroresina e polimeri compositi
Fusti e capitelli prefabbricati in vetroresina offrono eccellente resistenza meccanica e ottima resa estetica. Usati anche in esterno (resistono alle intemperie). Più costosi del polistirene, ma più durevoli. Costo dei fusti: 200–600 € a pezzo.
Stili architettonici e colonne: quale abbinamento scegliere
La scelta della colonna non è solo tecnica, ma anche stilistica. Abbinare male la forma o il materiale all'ambiente circostante dà un risultato che stona, anche se tecnicamente impeccabile.
- Classico e neoclassico: colonne cilindriche o ottagonali con base, fusto e capitello, in gesso, polistirene rivestito o marmo. Pittura bianca o finiture cangianti.
- Contemporaneo e minimalista: colonne quadrate in cartongesso a filo parete, senza capitello, con finitura in pittura opaca o resina. Integrazione con mobili su misura.
- Industriale e loft: pilastri in cemento a vista (senza rivestimento o con microtopping) oppure rivestimento in acciaio corten o lamiera.
- Rustico e country: rivestimento in pietra naturale, mattone a vista o legno. Colonna tendenzialmente quadrata o a pilastro piatto.
- Provenzale e shabby: fusto in cartongesso o polistirene, finitura con stucco veneziano o pittura a calce, sfumature calde.
- Scandinavo: doghe verticali in legno chiaro (pino, frassino, rovere sbiancato), forma quadrata o rettangolare, senza ornamenti.
Permessi e burocrazia: quando servono
La realizzazione di colonne decorative in cartongesso o con rivestimenti non portanti non richiede alcun permesso edilizio. Si tratta di opere di finitura interna, equivalenti a tinteggiare una parete.
La situazione cambia se si interviene su colonne strutturali. Modificare, demolire o spostare un elemento portante richiede:
- Perizia strutturale di un ingegnere abilitato.
- CILA o SCIA, a seconda del Comune e dell'entità dell'intervento.
- In edifici vincolati (beni culturali, centri storici tutelati), serve anche il parere della Soprintendenza.
Se stai semplicemente rivestendo un pilastro strutturale esistente senza toccarne la struttura, nessun permesso è necessario: è un'opera di finitura a tutti gli effetti.
Errori comuni da evitare
Chi fa da sé o affida il lavoro a mani inesperte incorre spesso negli stessi errori. Ecco quelli più frequenti:
- Non verificare la planarità del supporto: una colonna di cartongesso applicata su un pilastro fuori piombo risulterà storta. Prima di iniziare, verificare sempre con livella e filo a piombo.
- Usare profili metallici troppo sottili: per colonne alte oltre 270 cm, i profili da 50 mm sono il minimo; meglio usare profili da 75 mm per maggiore rigidità.
- Non lasciare spazio per gli impianti: se la colonna deve contenere tubazioni o cavi, pianificare lo spazio interno prima di chiudere le lastre. Riaprire dopo è costoso.
- Stuccare senza carteggiare: la finitura di una colonna richiede almeno due mani di stucco con carteggiatura intermedia, soprattutto sugli spigoli. Chi salta questo passaggio ottiene una superficie che si vede subito.
- Spigoli vivi senza paraspigolo: sulle colonne quadrate in cartongesso gli angoli sono vulnerabili agli urti. Il profilo paraspigolo in alluminio o PVC è obbligatorio in qualsiasi lavoro professionale.
- Confondere pilastro portante e decorativo: prima di qualsiasi intervento demolitivo, sempre consultare un tecnico.
- Sottovalutare il peso dei rivestimenti pesanti: marmo e pietra su cartongesso richiedono una struttura interna rinforzata e ancoraggi adeguati. Una colonna di cartongesso standard non è progettata per sostenere 40–60 kg/mq di rivestimento lapideo.
Domande frequenti
Quanto costa mediamente una colonna in cartongesso?
Una colonna quadrata semplice in cartongesso, altezza standard 270 cm, lato 25–30 cm, con finitura a pittura, ha un costo indicativo di 300–500 € compresa la manodopera. Colonne più elaborate (forma tonda, doppia lastra, base e capitello, rivestimento in resina o pietra) possono arrivare a 800–1.500 € o più. I fattori che incidono di più sono: forma (quadrata vs. tonda), tipo di finitura, presenza di impianti interni e altezza del locale.
Si può fare una colonna in cartongesso attorno a un pilastro portante?
Sì, è una delle soluzioni più comuni. Il cartongesso si costruisce attorno al pilastro senza toccarlo, lasciando un giunto tecnico o ancorandosi direttamente alla struttura. Non occorrono permessi perché non si interviene strutturalmente. Attenzione però a non sigillare ermeticamente l'accesso se in futuro potrebbero servire ispezioni o interventi sugli impianti nascosti.
Colonna quadrata o tonda: quale è meglio per un interno moderno?
Per uno stile contemporaneo e minimalista, la colonna quadrata è la scelta più coerente: linee nette, integrazione naturale con pareti e mobili, costo inferiore. La colonna tonda richiama l'estetica classica o neoclassica e si adatta meglio a interni di rappresentanza, ingressi formali o ambienti con altri elementi curvilinei. Dal punto di vista tecnico, quella quadrata è più semplice e meno costosa da realizzare.
Posso rimuovere una colonna decorativa da solo?
Se la colonna è in cartongesso e non strutturale, tecnicamente sì: basta rimuovere le lastre e smontare i profili metallici. Prima di procedere, però, verifica che non ci siano impianti (tubi del riscaldamento, colonne di scarico, cavi elettrici) nascosti all'interno. In quel caso la rimozione è più delicata e conviene affidarsi a un professionista per gestire correttamente la chiusura degli impianti.
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