- Costo medio di rifacimento: 40–80 €/mq per appartamenti standard, variabile in base a complessità e materiali.
- Tempi di esecuzione: da 3 giorni per piccoli interventi fino a 10 giorni per un appartamento completo da ristrutturare.
- La dichiarazione di conformità (DiCo) rilasciata dall'elettricista è obbligatoria per legge al termine dei lavori.
- La messa a terra è un requisito imprescindibile: senza di essa l'impianto non è a norma e non è assicurabile.
L'impianto elettrico è l'insieme di cavi, protezioni, prese e punti luce che distribuisce energia elettrica all'interno di un edificio. Rifarlo o metterlo a norma costa mediamente tra 40 e 80 € al metro quadro per un appartamento, con tempi di esecuzione che vanno da 3 a 10 giorni lavorativi secondo le dimensioni. Capire come è fatto e cosa prevede la normativa ti permette di valutare preventivi, evitare errori e affrontare i lavori con consapevolezza.
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Cos'è un impianto elettrico e di cosa è composto
Un impianto elettrico civile è un sistema complesso ma con una logica ben precisa. L'energia arriva dalla rete pubblica al contatore, poi al quadro elettrico generale, e da lì viene distribuita ai singoli circuiti dell'abitazione. Ogni componente ha una funzione specifica e la sua assenza o il suo malfunzionamento compromette la sicurezza dell'intero sistema.
Il quadro elettrico (o quadro di distribuzione)
È il cuore dell'impianto. Contiene l'interruttore generale, i magnetotermici (uno per ogni circuito), i differenziali (salvavita) e, negli impianti moderni, le protezioni contro i sovraccarichi. Un quadro ben dimensionato deve avere spazio di riserva per future espansioni: almeno il 20–30% di posti liberi è una buona regola pratica.
I circuiti elettrici
Un impianto corretto separa i carichi in più circuiti dedicati: illuminazione, prese di uso generico, prese cucina, lavatrice, lavastoviglie, climatizzatore, scaldabagno. Questa separazione protegge i singoli apparecchi e facilita l'intervento in caso di guasto. Negli appartamenti da 70–100 mq si prevedono mediamente 8–12 circuiti indipendenti.
I cavi elettrici
In Italia si usa quasi esclusivamente il cavo in rame con isolamento in PVC o LSZH (basso sviluppo di fumi e alogeni). Le sezioni standard sono: 1,5 mm² per l'illuminazione, 2,5 mm² per le prese, 4 mm² per i circuiti dedicati a carichi pesanti (forno, piano cottura), 6 mm² per i circuiti di potenza (pompe di calore, colonne di ricarica auto). Usare sezioni inferiori al necessario è uno degli errori più comuni e pericolosi.
Tubi e canaline (le tubazioni passacavi)
I cavi non vanno mai posati nudi nella muratura: devono scorrere dentro tubi corrugati o rigidi, annegati nell'intonaco (impianto sotto traccia) oppure in canaline a vista. Il tubo corrugato in PVC è lo standard per le tracce; le canaline in PVC o in acciaio si usano nei locali tecnici, nei garage o quando non si vuole intervenire sulla parete.
Prese, interruttori e punti luce
Sono i terminali visibili dell'impianto. La norma CEI 64-8 prevede un numero minimo di prese per ambiente (es. almeno 1 presa ogni 4 m lineari di parete in soggiorno), ma nella pratica è sempre meglio abbondare: aggiungere prese durante un rifacimento costa pochissimo, aggiungerle dopo è costoso e invasivo.
Il sistema di messa a terra
È il dispositivo di sicurezza fondamentale: collega tutte le masse metalliche dell'impianto a un dispersore nel terreno, in modo che in caso di guasto la corrente trovi una via di scarico sicura senza passare per il corpo umano. Senza messa a terra a norma nessun impianto è omologabile né assicurabile. Il valore di resistenza di terra deve essere inferiore a 20 Ω (50 V / 30 mA, secondo la CEI 64-8).

Schema impianto elettrico: come si legge e a cosa serve
Lo schema impianto elettrico è il disegno tecnico che rappresenta tutti i componenti e i collegamenti dell'impianto. Esistono diversi tipi di schema, ognuno con una funzione precisa.
Schema unifilare
È il più comune nei progetti civili. Rappresenta in forma semplificata ogni circuito con una singola linea, indicando il numero di conduttori, la sezione dei cavi, il tipo di protezione e il carico previsto. È lo schema che l'elettricista usa per progettare il quadro e che viene allegato alla dichiarazione di conformità.
Schema planimetrico
Riporta su pianta dell'appartamento la posizione di ogni componente: prese, interruttori, punti luce, percorso delle tracce, posizione del quadro. È fondamentale durante i lavori per seguire il progetto e, una volta terminato, diventa parte della documentazione dell'impianto. Conservarlo è importante: in caso di interventi futuri permette di sapere dove passano i cavi senza rompere pareti alla cieca.
Schema funzionale (o topografico)
Descrive in dettaglio il collegamento dei singoli componenti all'interno del quadro elettrico: come sono collegati i cavi ai morsetti, quali protezioni coprono quale circuito. È utile al manutentore e indispensabile per la verifica ispettiva.
In molti rifacimenti in appartamenti esistenti gli schemi vengono redatti a posteriori, ma la prassi corretta (e quella prevista dalla legge 37/2008 e dal DM 22/01/2008 n. 37) è che lo schema sia disponibile e aggiornato. Per approfondire le normative e i regolamenti che regolano gli impianti elettrici civili, esistono riferimenti tecnici chiari e consultabili.
Tipi di impianto elettrico nelle abitazioni civili
Non tutti gli impianti elettrici sono uguali: il tipo dipende dall'epoca di costruzione, dal grado di tecnologia e dalle esigenze specifiche dell'utente.
Impianto sotto traccia (il più diffuso)
I cavi passano dentro tubi corrugati annegati nell'intonaco. È esteticamente pulito e ben protetto, ma richiede di aprire le tracce nelle pareti durante l'installazione o il rifacimento. È lo standard per le abitazioni civili nuove e per i rifacimenti completi.
Impianto a vista con canaline
I cavi scorrono in canaline fissate alla superficie delle pareti. Si usa in locali tecnici, cantine, garage, o quando non si vuole intervenire sulla muratura. Oggi esistono canaline estetiche anche per ambienti abitativi, ma rimane una soluzione di ripiego rispetto all'impianto sotto traccia.
Impianto domotico
Integra la gestione dell'illuminazione, del riscaldamento, dei sistemi di sicurezza e degli elettrodomestici tramite bus di comunicazione (standard KNX, il più diffuso in Europa, o sistemi proprietari). Richiede una progettazione più accurata e un costo maggiore (orientativamente +30–60% rispetto a un impianto tradizionale), ma offre flessibilità e risparmio energetico nel lungo periodo.
Impianto con predisposizione per la ricarica EV
Sempre più richiesto nelle nuove ristrutturazioni. Prevede un circuito dedicato (tipicamente 7,4 kW monofase o 11–22 kW trifase) con protezioni specifiche e, spesso, un contatore separato. Nelle nuove costruzioni è obbligatorio per legge in base alla direttiva EPBD recepita in Italia.
Impianto con pannelli fotovoltaici e accumulo
L'integrazione con un impianto fotovoltaico richiede una gestione specifica del quadro elettrico (inverter, protezione di interfaccia, eventuale batteria di accumulo). Non è solo una questione di collegare pannelli: il quadro va riprogettato per gestire sia l'immissione che il prelievo dalla rete.
Impianto trifase
Necessario quando i carichi totali superano circa 6–7 kW continuativi, o quando si installano apparecchi trifase (alcuni climatizzatori grandi, pompe di calore, macchinari). Nelle villette con pompa di calore aria-acqua o con colonnina EV trifase è sempre più comune anche nelle abitazioni private.

Quando è obbligatorio rifare l'impianto elettrico
Non sempre un impianto che funziona è un impianto sicuro. Esistono situazioni in cui il rifacimento è tecnicamente necessario, altre in cui è fortemente consigliato.
- Impianti precedenti agli anni '90 senza messa a terra: non conformi alla norma CEI 64-8 e potenzialmente pericolosi.
- Cavi in piombo o in alluminio: tipici degli anni '50–'70, devono essere sostituiti integralmente.
- Assenza del differenziale (salvavita): obbligatorio per legge dal 1990, ma molti vecchi impianti ne sono privi.
- Fusibili al posto dei magnetotermici: segnale di impianto obsoleto e non a norma.
- Ristrutturazione dell'appartamento: qualunque intervento significativo sulle pareti è l'occasione giusta per riportare l'impianto a norma.
- Aumento dei carichi: installazione di pompa di calore, colonnina di ricarica o piano cottura a induzione richiedono spesso un adeguamento del quadro e dei circuiti.
- Cambio di destinazione d'uso: da magazzino ad abitazione, da ufficio ad appartamento, ecc.
Costi di un impianto elettrico: cosa incide sul prezzo
Il costo di un impianto elettrico varia molto in base a diversi fattori. Per avere un'idea realistica, puoi calcolare subito il tuo preventivo gratuito online inserendo le caratteristiche del tuo appartamento.
I fattori principali che influenzano il prezzo sono:
- Superficie dell'appartamento: il costo al metro quadro diminuisce all'aumentare della superficie per via delle economie di scala.
- Tipologia di intervento: un rifacimento completo con apertura di tutte le tracce costa più di un adeguamento parziale o di un impianto a vista.
- Numero di circuiti e punti luce: più circuiti dedicati e più punti presa/luce, più alto il costo del materiale e della manodopera.
- Qualità dei componenti: un quadro con apparecchiature di marca (Legrand, ABB, Schneider, Gewiss) ha un costo diverso rispetto a componenti di fascia bassa.
- Impianto domotico: aggiunge un costo significativo ma è più flessibile nel tempo.
- Opere murarie: l'apertura e chiusura delle tracce può incidere per il 20–30% del costo totale.
Come ordine di grandezza: per un appartamento di 80 mq il rifacimento completo si aggira tra 6.000 e 12.000 €, manodopera e materiali inclusi, escludendo le opere di tinteggiatura e ripristino dell'intonaco. Per un dettaglio sui prezzi aggiornati, consulta la guida sui costi e preventivi al mq.
Normativa e burocrazia: cosa serve sapere
La normativa di riferimento per gli impianti elettrici civili in Italia è il DM 37/2008 (ex legge 46/90) e la norma tecnica CEI 64-8. Questi due riferimenti definiscono le regole costruttive dell'impianto e gli obblighi documentali.
La dichiarazione di conformità (DiCo)
Al termine di qualunque installazione o modifica significativa, l'elettricista abilitato deve rilasciare una dichiarazione di conformità alla regola dell'arte. Non è un optional: è obbligatoria per legge, necessaria per vendere o affittare l'immobile e per la copertura assicurativa. Deve essere conservata insieme agli allegati (schema dell'impianto, relazione tecnica) per tutta la vita dell'edificio.
CILA e permessi edilizi
Il rifacimento dell'impianto elettrico in un'unità abitativa privata generalmente non richiede permessi edilizi specifici (non è necessaria CILA né SCIA per il solo impianto). Fanno eccezione i casi in cui l'intervento è parte di una ristrutturazione edilizia soggetta a titolo abilitativo: in quel caso l'impianto rientra nel progetto complessivo.
Detrazioni fiscali
Il rifacimento dell'impianto elettrico può rientrare nelle detrazioni per ristrutturazione edilizia (50% su un massimale di 96.000 € per unità immobiliare, da ripartire in 10 anni), a condizione che sia parte di un intervento di manutenzione straordinaria e che vengano rispettati i requisiti documentali (bonifico parlante, fattura con codice fiscale). Verificare ogni anno le condizioni aggiornate della normativa fiscale è indispensabile, perché i massimali e le percentuali possono cambiare.
Per una panoramica completa sugli aspetti normativi locali, la guida sull'impianto elettrico nell'area milanese, monzese e pavese offre dettagli utili sul contesto specifico.
Come si installa un impianto elettrico: le fasi principali
Anche senza entrare nei dettagli tecnici di ogni singola operazione, conoscere le fasi principali ti permette di seguire i lavori e verificare che vengano eseguiti correttamente.
- Progettazione: definizione dei circuiti, posizione di prese e punti luce, schema unifilare e planimetrico.
- Tracciatura: segnatura sulle pareti del percorso di ogni traccia.
- Apertura delle tracce: con fresa o scalpello, si aprono i canali nella muratura per alloggiare i tubi.
- Posa dei tubi corrugati: i tubi vengono posati nelle tracce e fissati prima della chiusura.
- Infilaggio dei cavi: i cavi vengono infilati nei tubi dopo la chiusura delle tracce (o contemporaneamente se le condizioni lo permettono).
- Assemblaggio del quadro elettrico: montaggio di interruttori, differenziali e morsettiere.
- Collegamento dei terminali: prese, interruttori, punti luce. Per l'installazione delle prese e l'installazione dei punti luce esistono guide specifiche con i dettagli tecnici.
- Verifica e collaudo: misura della resistenza di isolamento, del valore di terra, del corretto funzionamento delle protezioni.
- Redazione della documentazione: dichiarazione di conformità, schemi, relazione tecnica.
Per una guida dettagliata su ogni fase del montaggio, puoi consultare l'articolo sull'installazione dell'impianto elettrico.

Errori comuni da evitare
Chi ha esperienza di cantiere sa che certi errori si ripetono sempre. Conoscerli in anticipo ti permette di controllarli prima che causino problemi.
- Sottodimensionare i cavi: usare 1,5 mm² dove servirebbe 2,5 mm² è un risparmio falso che porta a surriscaldamento e rischio incendio.
- Non prevedere abbastanza prese: la norma fissa un minimo, ma nella pratica è quasi sempre insufficiente. Meglio abbondare in fase di progetto.
- Tubi troppo pieni: la normativa CEI 64-8 limita il riempimento dei tubi al 50% della sezione interna. Tubi sovraffollati rendono impossibile la sostituzione dei cavi senza rompere le pareti.
- Giunzioni fuori dalle scatole: ogni connessione tra cavi deve essere dentro una scatola di derivazione accessibile, non nascosta nell'intonaco.
- Non documentare l'impianto: costruire senza fare schemi e poi perdere i disegni. In caso di interventi futuri, si brancola nel buio.
- Affidarsi a non abilitati: solo le imprese iscritte alla Camera di Commercio con i requisiti del DM 37/2008 possono rilasciare la dichiarazione di conformità. Senza DiCo, l'impianto non è legalmente a norma.
- Ignorare la messa a terra: alcuni vecchi impianti sono stati "adeguati" aggiungendo il differenziale ma senza installare un vero dispersore di terra. Il differenziale non sostituisce la messa a terra.
Impianti speciali: videocitofono e altri sistemi integrati
Oltre all'impianto elettrico tradizionale, nelle abitazioni moderne si integrano spesso sistemi aggiuntivi che richiedono una progettazione coordinata.
Il videocitofono è tra i più richiesti: richiede una cablatura dedicata (o la compatibilità con sistemi via bus o Wi-Fi) e si installa preferibilmente durante il rifacimento dell'impianto, quando le pareti sono aperte. Per tutti i dettagli sull'installazione del videocitofono ci sono indicazioni tecniche specifiche da seguire.
Altri sistemi integrabili durante il rifacimento:
- Impianto TV e dati (cavi RG6, CAT6/CAT7 per internet cablato)
- Impianto di allarme (sensori perimetrali, sirene, centrale)
- Rilevatori di fumo e gas collegati all'impianto elettrico
- Predisposizione per automazione tapparelle e tende motorizzate
- Sistema di controllo carichi per la gestione del fotovoltaico
Prevedere questi sistemi durante la progettazione iniziale è molto più economico che aggiungerli in un secondo momento.
Per una panoramica completa sui servizi di rifacimento impianto, la sezione dedicata all'impianto elettrico raccoglie tutte le informazioni necessarie per orientarsi prima di iniziare i lavori.
Domande frequenti
Quanto dura un impianto elettrico?
Un impianto realizzato a regola d'arte con materiali di qualità ha una durata teorica di 30–40 anni. In pratica, gli impianti degli anni '80 e '90 sono ormai alla soglia del rifacimento non tanto per i cavi (che possono durare a lungo se ben posati), ma per il quadro elettrico, le protezioni obsolete e il numero insufficiente di prese rispetto ai carichi attuali. La verifica periodica ogni 10–15 anni da parte di un elettricista abilitato è sempre consigliata.
Posso aggiungere prese senza rifare tutto l'impianto?
Sì, in molti casi è possibile aggiungere prese derivando da un circuito esistente, a condizione che la sezione del cavo e la portata del magnetotermico lo permettano. L'intervento va documentato con una dichiarazione di conformità parziale. Non sempre è fattibile: dipende da quanti carichi sono già presenti sul circuito e da come è stato realizzato l'impianto originale.
È necessario un permesso per rifare l'impianto elettrico di casa?
Per il solo rifacimento dell'impianto elettrico in un'abitazione privata non serve una CILA né una SCIA: basta la dichiarazione di conformità che l'elettricista rilascia al termine dei lavori. Se l'intervento è parte di una ristrutturazione più ampia soggetta a titolo abilitativo, l'impianto rientra nel progetto complessivo. In ogni caso, è sempre bene verificare con il comune di riferimento o con un tecnico abilitato.
Qual è la differenza tra differenziale e magnetotermico?
Il magnetotermico protegge il cavo e l'impianto da sovraccarichi e cortocircuiti: interviene quando la corrente supera la portata del cavo. Il differenziale (o salvavita) protegge le persone: interviene quando rileva una dispersione di corrente verso terra (tipicamente 30 mA), condizione che indica un guasto o un contatto accidentale con parti in tensione. I due dispositivi svolgono funzioni diverse e devono essere presenti entrambi: nei quadri moderni si usa spesso il magnetotermico-differenziale, che li unisce in un unico apparecchio.
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