- Costo medio per un rifacimento completo in 80-100 m²: 4.000–8.000 euro, variabile per tipo di abitazione e finiture
- Durata lavori: da 5 a 15 giorni lavorativi per un appartamento standard
- Obbligatoria la dichiarazione di conformità (DoC) rilasciata dall'installatore abilitato
- Norma di riferimento: CEI 64-8, che definisce sezioni dei cavi, protezioni e circuiti separati
Installare un impianto elettrico in un'abitazione richiede una sequenza precisa di operazioni: progetto, tracce, posa dei tubi, stesura dei cavi, realizzazione del quadro elettrico e collaudo. Il costo medio per un rifacimento completo in un appartamento di 80-100 m² si aggira tra 4.000 e 8.000 euro, tempi di esecuzione inclusi tra 5 e 15 giorni lavorativi a seconda della complessità. Tutto deve essere eseguito da un elettricista abilitato, che rilascia la dichiarazione di conformità (DoC) obbligatoria per legge.
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Perché rifare l'impianto elettrico: quando è necessario
Il rifacimento dell'impianto elettrico è inevitabile in tre situazioni principali: impianti con più di 30-40 anni (spesso in alluminio o senza messa a terra), abitazioni che cambiano destinazione d'uso o vengono ampliate, e ristrutturazioni totali in cui si aprono i soffitti e le pareti comunque. Intervenire parzialmente su un impianto vecchio ha poco senso economico: si spende quasi quanto il rifacimento totale, ma si conservano i punti deboli.
Segnali concreti che indicano un impianto da sostituire: interruttori che scattano spesso senza motivo, prese che scaldano, assenza del filo di terra, cavi in guaina grigia (doppino senza tubo), quadro con fusibili a cartuccia invece di interruttori differenziali.
La progettazione: schema elettrico e calcolo dei circuiti
Prima di aprire una parete, l'elettricista (o il progettista) deve definire lo schema unifilare dell'impianto. Si tratta di un disegno tecnico che elenca tutti i circuiti, la loro destinazione, la sezione dei cavi e le protezioni nel quadro. Non è un optional: è la base su cui si costruisce tutto e, in molti casi, è richiesto dalla compagnia assicurativa per la copertura danni.
Per un appartamento standard, i circuiti separati minimi previsti dalla norma CEI 64-8 sono:
- Circuito luci: uno o più, con cavo da 1,5 mm²
- Circuito prese uso generale: cavo da 2,5 mm²
- Circuito cucina: dedicato, cavo da 2,5 mm² (spesso due circuiti separati per piano cottura e forno)
- Circuito lavatrice: dedicato, cavo da 2,5 mm²
- Circuito lavastoviglie: dedicato, cavo da 2,5 mm²
- Circuito climatizzatori: uno per ogni unità interna, cavo da 2,5 o 4 mm²
- Circuito scaldabagno elettrico: dedicato se presente
- Circuito pompa di calore o boiler: se previsto
- Circuito campanello e citofonico/videocitofonico: bassa tensione, separato
In appartamenti con domotica, impianto fotovoltaico o colonnina di ricarica auto, i circuiti aumentano ulteriormente. È meglio sovradimensionare il quadro fin dall'inizio: aggiungere posti liberi costa pochissimo in fase di costruzione, aggiungere moduli dopo richiede di aprire di nuovo.
Apertura delle tracce: metodi e attrezzature
Le tracce sono i canali incisi nelle pareti e nei soffitti in cui verranno posati i tubi corrugati. Si eseguono con due strumenti principali: la freza (o scanalatrice) per le pareti in muratura piena, e la martellina con lo scalpello per pareti in laterizio forato. La scanalatrice è più precisa e produce meno polvere se dotata di aspiratore, ma ha un costo di noleggio tra 60 e 120 euro al giorno.
Profondità standard delle tracce: 3-4 cm per un singolo tubo corrugato da 20 mm, fino a 6-7 cm se si devono far passare due tubi affiancati. Nelle pareti in cartongesso non si aprono tracce: i cavi passano dentro il controtelaio o in canaline a vista.
Un errore frequente in questa fase è aprire tracce orizzontali troppo lunghe nelle pareti portanti. La norma tecnica e il buon senso impongono tracce verticali o a L, mai diagonali o orizzontali a mezza altezza su pareti strutturali senza valutazione preliminare.

Posa dei tubi corrugati e delle scatole
Il tubo corrugato (detto anche tubo flessibile o guaina) protegge i cavi e permette di sfilarli e sostituirli senza aprire le pareti. In Italia si usa quasi esclusivamente il corrugato in PVC grigio (serie pesante, marcatura 750N), in diametri da 16, 20, 25 o 32 mm a seconda del numero di cavi che deve contenere.
Le scatole di derivazione e le cassette portapparecchi vengono murate in questa fase. Le dimensioni standard sono 68 mm per le cassette porta-presa/interruttore, e 10×10 o 15×15 cm per le scatole di derivazione. Un errore da evitare è sigillare le scatole di derivazione: la norma CEI 64-8 impone che siano accessibili senza demolizioni.
Tutte le giunzioni tra tubi (curve, raccordi, passaggi tra stanze) devono garantire la continuità del percorso per permettere lo sfilamento dei cavi in qualsiasi momento futuro. Se il tubo ha troppi cambi di direzione ravvicinati, lo sfilamento diventa impossibile.
Stesura dei cavi
I cavi vengono infilati nei tubi dopo che questi sono posati e prima che le tracce vengano intonacate. Si usano cavi in rame isolati, del tipo N07V-K (flessibile, per circuiti fissi) o FG16OR16 (per ambienti con umidità o temperature elevate). Il colore del rivestimento non è casuale: giallo-verde per il conduttore di terra, blu per il neutro, nero/marrone/grigio per le fasi.
Per ogni circuito, in ogni tubo passano almeno tre conduttori (fase, neutro, terra). Per gli impianti di illuminazione con deviatori, la situazione è più complessa: si aggiungono i conduttori di andata/ritorno, detti "deviata" e "comune".
Sezioni minime obbligatorie per norma:
- Illuminazione: 1,5 mm²
- Prese 10/16A: 2,5 mm²
- Prese 16A dedicati (cucina, lavatrice): 2,5 mm²
- Linee verso quadro secondario o carichi importanti: 4 o 6 mm²
- Linea principale dal contatore al quadro: 6-16 mm², in funzione della potenza impegnata

Installazione del quadro elettrico
Il quadro elettrico è il cuore dell'impianto. In un appartamento si posiziona solitamente all'ingresso, a un'altezza tra 150 e 180 cm dal pavimento, incassato o a parete. Le componenti minime obbligatorie per un impianto conforme alla normativa vigente sono:
- Interruttore generale magnetotermico: interrompe tutta la corrente in caso di sovraccarico o cortocircuito
- Interruttore differenziale (salvavita): tipo A o AC, con sensibilità 30 mA, obbligatorio per la protezione dai contatti indiretti
- Interruttori magnetotermici per ogni circuito: calibrati in base alla sezione del cavo e al carico (10A per luci, 16A per prese, 16-20A per cucina)
- Barra di terra: collega tutti i conduttori di terra dell'impianto
- Barra del neutro: collegamento centralizzato dei neutri
Per appartamenti di medie dimensioni, un quadro da 24-36 moduli DIN è sufficiente. Per abitazioni con domotica, pompe di calore, colonnina di ricarica o fotovoltaico, si sale a 48-72 moduli. Lasciare almeno il 30% di posti liberi per eventuali ampliamenti futuri è una regola pratica che vale sempre.
Il costo del solo quadro elettrico fornito e installato varia tra 400 e 1.500 euro in base al numero di circuiti e alla marca dei componenti (Bticino, Schneider, ABB, Hager sono i brand più diffusi in Italia).
Installazione delle prese, degli interruttori e dei punti luce
Con le pareti intonacate e i pavimenti posati, si passa all'installazione dei frutti elettrici: prese, interruttori, deviatori, pulsanti. Questa fase avviene a secco, senza più polvere o sporco. Ogni frutto viene collegato direttamente ai cavi che terminano nelle cassette portapparecchi.
Per i dettagli tecnici su come si montano le singole prese, consulta la guida sull'installazione delle prese elettriche. Per i punti luce, plafoniere e portalampade, le indicazioni specifiche sono nella sezione dedicata all'installazione dei punti luce.
Un aspetto spesso sottovalutato è la quota di installazione delle prese: la norma CEI 64-8 non impone altezze fisse per uso civile, ma le altezze standard di progetto sono 25-30 cm per le prese a pavimento e 110-120 cm per le prese a parete in cucina. Le prese nei bagni devono rispettare le zone di sicurezza (zone 0, 1, 2) e non possono essere installate a meno di 60 cm dalla vasca o dalla doccia.
Messa a terra e protezione differenziale
La messa a terra nell'impianto elettrico è la protezione fondamentale contro il rischio di folgorazione. In pratica, ogni apparecchio elettrico con carcassa metallica deve essere collegato alla terra tramite il conduttore giallo-verde che percorre tutto l'impianto fino alla barra di terra nel quadro, e da lì al dispersore.
In un edificio nuovo il dispersore è già predisposto. In un edificio vecchio senza terra, l'elettricista deve verificare se c'è un dispersore esistente (anello di fondazione, picchetti) o se va realizzato ex novo. La resistenza di terra deve essere inferiore a 200 Ohm per garantire l'intervento del differenziale da 30 mA.
Il collaudo e la dichiarazione di conformità
Prima di considerare l'impianto concluso, l'elettricista esegue una serie di verifiche strumentali: continuità dei conduttori di terra, isolamento dei cavi, corretto funzionamento degli interruttori differenziali (test con pulsante e con apposita strumentazione), verifica della caduta di tensione sui circuiti più lunghi.
Al termine dei lavori, l'installatore abilitato (iscritto alla Camera di Commercio con il codice attività di lavori elettrici) è obbligato per legge a rilasciare la Dichiarazione di Conformità (DoC), ai sensi del DM 37/2008. Questo documento certifica che l'impianto è stato realizzato a regola d'arte e secondo le norme vigenti. Senza DoC, l'impianto non è a norma ai fini assicurativi, non può essere trasferito con la vendita dell'immobile senza riserve, e le eventuali detrazioni fiscali decadono.
Per approfondire le normative e i regolamenti che governano l'impianto elettrico civile, consulta la sezione dedicata all'impianto elettrico e normative.
Costi e preventivi per il rifacimento dell'impianto elettrico
Il costo di un rifacimento completo dipende da quattro fattori principali: la superficie dell'abitazione, il numero di circuiti e punti elettrici, la qualità dei materiali scelti e le condizioni della muratura (pareti semplici da tracciare o strutture complesse).
Indicazioni di massima per il mercato italiano:
- Monolocale o bilocale fino a 50 m²: 2.000–3.500 euro
- Appartamento 70-90 m² con 3 locali: 4.000–6.000 euro
- Appartamento 100-130 m² con 4+ locali: 6.000–9.000 euro
- Villa o appartamento su più piani: 10.000–20.000 euro e oltre
Questi importi includono materiali, manodopera e rilascio della DoC, ma non la finitura delle tracce (intonacatura e tinteggiatura), che di solito è a carico dell'edile. Per una stima personalizzata puoi calcolare il preventivo online in base alla dimensione e alle caratteristiche della tua abitazione.
Per un'analisi dettagliata dei costi con tabelle per tipologia di intervento, consulta la pagina sul prezzo dell'impianto elettrico al mq.
Detrazioni fiscali e burocrazia
Il rifacimento dell'impianto elettrico rientra nei lavori di manutenzione straordinaria. Come tale, dà diritto alla detrazione IRPEF del 50% (Bonus Ristrutturazioni) su un massimale di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare, da recuperare in 10 anni. Per fruire della detrazione è necessario pagare con bonifico parlante dedicato (con i dati del committente, il codice fiscale dell'impresa e la causale specifica del bonus).
Sul fronte burocratico: il rifacimento di un impianto elettrico in un'abitazione privata non richiede normalmente CILA o SCIA, perché non comporta modifiche strutturali né cambi di destinazione d'uso. È però consigliabile verificare con il proprio Comune se esistono regolamenti locali particolari, soprattutto per immobili in zone storiche o vincolate.

Errori comuni da evitare durante l'installazione
- Non separare i circuiti: tutti i carichi sullo stesso interruttore significa che basta un guasto per mettere al buio l'intera abitazione.
- Cavi sottodimensionati: usare cavi da 1,5 mm² su circuiti prese provoca surriscaldamento nel tempo.
- Scatole di derivazione murate: inaccessibili, non conformi e future fonti di problemi.
- Assenza di conduttore di terra: impianti pre-anni '80 hanno spesso solo fase e neutro. Senza terra, il differenziale non può svolgere la sua funzione protettiva.
- Quadro sottodimensionato: un quadro pieno fin dall'inizio non lascia spazio ad alcuna futura aggiunta.
- Lavori eseguiti da non abilitati: un impianto senza DoC rilasciata da installatore iscritto non è legalmente a norma, con conseguenze su assicurazioni, vendita e detrazioni.
- Tracce orizzontali su pareti portanti: indeboliscono la struttura e possono creare problemi statici.
Impianti speciali: videocitofono, domotica e ricarica auto
Un impianto elettrico moderno spesso integra sistemi aggiuntivi che vanno pianificati fin dalla fase di progetto, perché richiedono tubazioni e cavi dedicati. Tra i più richiesti:
- Videocitofono: richiede una linea dedicata dal quadro al posto esterno e un tubo separato per i cavi di segnale. Per i dettagli di installazione, consulta la guida sull'installazione del videocitofono.
- Domotica (KNX, Bus BUS 2 fili): richiede un cavo bus dedicato (doppino schermato o cavo specifico KNX) parallelo ai normali circuiti elettrici.
- Colonnina di ricarica auto (Wallbox): richiede una linea dedicata dal quadro con cavo da 6 mm² e protezione differenziale di tipo A o B (a seconda del caricatore).
- Fotovoltaico con accumulo: introduce nuovi circuiti in corrente continua (DC), con regole di installazione diverse dalla corrente alternata.
Domande frequenti
Quanto tempo ci vuole per rifare un impianto elettrico in un appartamento?
Per un appartamento di 80-100 m², i tempi medi vanno da 7 a 12 giorni lavorativi. Si include il tempo per tracce, posa tubi e cavi, quadro e frutti. Se l'appartamento è libero e gli altri lavori non interferiscono, si può fare tutto in sequenza. In un cantiere di ristrutturazione completa, l'impianto si allunga spesso perché dipende dal completamento di altri lavori (intonaci, pavimenti).
È obbligatoria la dichiarazione di conformità per l'impianto elettrico?
Sì, è obbligatoria per legge ai sensi del DM 37/2008 per qualsiasi impianto nuovo o rifatto in modo significativo. L'installatore abilitato deve rilasciarla al termine dei lavori. Senza questo documento l'impianto non è considerato a norma, non può essere usato per fruire delle detrazioni fiscali e complica la vendita dell'immobile.
Quante prese deve avere ogni stanza secondo la norma?
La guida CEI 64-8 fornisce indicazioni di minima: almeno 4 prese per soggiorno, 4 per camera da letto, 4 per cucina (più quelle dedicate agli elettrodomestici), 2 per corridoio. Questi sono minimi progettuali, non limiti massimi: in un'abitazione moderna è consigliabile prevedere più punti presa, soprattutto nella zona cucina e nel soggiorno, per evitare prolunghe permanenti che degradano la sicurezza.
Posso fare il rifacimento dell'impianto elettrico senza aprire le pareti?
In alcuni casi sì, usando canaline a vista in PVC o alluminio fissate a parete. Questa soluzione è accettabile in locali tecnici, garage o scantinati, oppure come soluzione temporanea. In abitazioni residenziali finite, le canaline a vista sono spesso esteticamente sgradite e non permettono di nascondere i percorsi in modo ordinato. Il rifacimento a incasso rimane la soluzione standard per abitazioni civili. Per informazioni complete sull'impianto elettrico, consulta la guida completa all'impianto elettrico.
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