- La norma CEI 64-8 è il riferimento tecnico obbligatorio per tutti gli impianti civili in Italia.
- La dichiarazione di conformità (modello ministeriale) va consegnata al proprietario entro 30 giorni dalla fine dei lavori.
- Il rifacimento completo di un impianto elettrico costa indicativamente tra 40 e 80 €/m² a seconda della complessità.
- Per lavori in appartamenti già abitati non serve CILA né SCIA; il documento che conta è la dichiarazione di conformità dell'elettricista.
Un impianto elettrico a norma deve rispettare la norma CEI 64-8, che in Italia è il riferimento tecnico obbligatorio per gli impianti negli edifici civili. Il costo di un rifacimento completo parte da circa 40-50 €/m² per appartamenti standard, ma varia in base alla complessità e alle dotazioni richieste. Al termine dei lavori è obbligatorio ricevere la dichiarazione di conformità dall'installatore abilitato: senza questo documento l'impianto non è in regola.
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La norma CEI 64-8: cos'è e perché è obbligatoria
La norma CEI 64-8 è il documento tecnico che stabilisce i requisiti di progettazione, installazione e verifica degli impianti elettrici negli edifici civili e assimilati. In Italia è recepita come norma tecnica di riferimento dal D.M. 37/2008, che la rende sostanzialmente cogente: un impianto realizzato non conformemente alla CEI 64-8 non può ricevere la dichiarazione di conformità, e quindi non è legalmente a posto.
La norma è strutturata in parti e sezioni che coprono: criteri generali di sicurezza, protezione dai contatti diretti e indiretti, dimensionamento dei cavi, protezione contro le sovracorrenti, selezione e installazione dei componenti, locali a rischio specifico (bagni, box auto, locali ad uso medico). Ogni revisione aggiorna i requisiti minimi: la versione attuale in vigore include le varianti V1 e V2 pubblicate negli ultimi anni.
Il D.M. 37/2008: chi può fare l'impianto e cosa deve consegnare
Il Decreto Ministeriale 22 gennaio 2008 n. 37 ha sostituito la vecchia legge 46/90 ed è la norma di riferimento per la realizzazione degli impianti negli edifici. Stabilisce due cose fondamentali:
- Chi può installare: solo imprese abilitate, iscritte alla Camera di Commercio con la qualifica specifica per impianti elettrici. L'installatore deve avere un responsabile tecnico con i requisiti professionali previsti (diploma tecnico o esperienza qualificata).
- Cosa deve consegnare: al termine dei lavori, l'installatore è obbligato a rilasciare la dichiarazione di conformità (DiCo) su modello ministeriale, allegando il progetto (quando obbligatorio) e la relazione dei materiali utilizzati.
Il proprietario deve conservare questo documento: serve per la compravendita, per le pratiche assicurative, per le detrazioni fiscali e per qualsiasi futuro intervento sull'impianto.

Certificazione impianto elettrico: la dichiarazione di conformità
La dichiarazione di conformità è il documento che certifica che l'impianto è stato realizzato a regola d'arte, in conformità alla norma CEI 64-8 e alle altre norme tecniche applicabili. Non è un collaudo da parte di un ente esterno: è una dichiarazione sotto responsabilità dell'installatore abilitato.
Contiene:
- I dati dell'impresa installatrice e del responsabile tecnico
- Il tipo di lavoro eseguito e l'indirizzo dell'impianto
- La norma tecnica di riferimento applicata (CEI 64-8 e altre se pertinenti)
- L'elenco dei materiali utilizzati (marca, modello, numero di serie dei componenti principali)
- Il progetto allegato (obbligatorio per impianti sopra i 6 kW, impianti in edifici con più di 16 unità abitative, locali ad uso medico e altri casi specifici)
- La relazione con tipologia dei lavori eseguiti
Se stai acquistando un appartamento o hai ereditato un immobile, fai controllare sempre se esiste la DiCo: per gli impianti realizzati prima del 2008 non era obbligatoria, ma puoi richiedere una dichiarazione di rispondenza (DiRi) a un professionista abilitato, che equivale alla DiCo per impianti esistenti non documentati.
Quando è obbligatorio il progetto dell'impianto elettrico
Non tutti gli interventi richiedono un progetto firmato da un tecnico abilitato. Il D.M. 37/2008 e la norma CEI 64-8 identificano i casi in cui il progetto è obbligatorio:
- Impianti con potenza impegnata superiore a 6 kW (la soglia più comune per gli appartamenti di dimensioni medie)
- Edifici con più di 16 unità abitative
- Impianti in locali classificati come luoghi con pericolo di esplosione (officine, depositi carburanti)
- Locali ad uso medico (studi medici, ambulatori)
- Impianti negli edifici soggetti a normative antincendio specifiche
- Impianti con sorgenti di energia autonoma (fotovoltaico, gruppi di continuità sopra determinate potenze)
Per un appartamento di 80 m² con una fornitura ENEL standard da 3 kW (6 kW contrattualmente), il progetto non è tecnicamente obbligatorio, ma molti installatori esperti lo redigono comunque come buona pratica professionale e a tutela del committente.
I requisiti tecnici principali della CEI 64-8
Conoscere i requisiti tecnici di base aiuta a valutare se un impianto esistente è davvero a norma o se presenta criticità. Ecco i punti principali che un impianto residenziale deve rispettare:
Protezione differenziale
Ogni impianto deve avere almeno un interruttore differenziale con corrente di intervento ≤ 30 mA a protezione dei circuiti prese. La CEI 64-8 richiede in molti casi la suddivisione in almeno due circuiti differenziali separati, per evitare che un guasto metta fuori uso tutto l'appartamento.
Protezione magnetotermica
Ogni circuito deve essere protetto da un interruttore magnetotermico dimensionato in base alla sezione del cavo e al carico previsto. I circuiti prese standard usano cavi da 2,5 mm² con protezione da 16 A; i circuiti luce usano cavi da 1,5 mm² con protezione da 10 A; i circuiti dedicati per elettrodomestici pesanti (forno, lavatrice, lavastoviglie) usano cavi da 2,5 mm² o 4 mm² con protezioni adeguate.
Messa a terra
La messa a terra in impianto elettrico è obbligatoria e deve essere verificata con misurazione della resistenza di terra (valore raccomandato ≤ 20 Ω per gli impianti civili, ma il valore limite dipende dalla sensibilità del differenziale). L'assenza di messa a terra rende l'impianto fuori norma in modo grave.
Numero minimo di circuiti
La norma CEI 64-8 indica un numero minimo di circuiti in funzione della superficie dell'abitazione. Per un appartamento fino a 75 m² sono richiesti almeno: 1 circuito luce, 1 circuito prese salotto/corridoio, 1 circuito prese cucina, 1 circuito per la lavastoviglie, 1 per la lavatrice, 1 per il forno, 1 per il frigorifero, 1 per cappa e boiler. Gli impianti più vecchi spesso non rispettano questa suddivisione.
Locali bagno: zone di protezione
Il bagno è uno dei locali più regolamentati. La CEI 64-8 definisce quattro zone (0, 1, 2 e zona esterna) con requisiti diversi per apparecchi e cavi. In zona 0 (dentro la vasca/doccia) non è ammesso nessun componente elettrico. Le installazione prese in bagno è consentita solo fuori dalle zone 0, 1 e 2, salvo prese rasoi conformi alla norma CEI specifiche.

Cavi e cavidotti
I cavi devono essere posati entro tubi protettivi (corrugati o rigidi) a parete o sotto traccia. Non è ammessa la posa di cavi volanti non protetti in modo permanente. I cavi devono essere di tipo non propagante l'incendio (norma CEI 20-35 o 20-22).
Permessi e burocrazia: cosa serve davvero
Per i lavori di rifacimento dell'impianto elettrico all'interno di un appartamento privato non è necessaria né la CILA né la SCIA edilizia: si tratta di manutenzione straordinaria interna che non richiede titoli edilizi. L'unico documento obbligatorio è la dichiarazione di conformità dell'installatore.
Fanno eccezione:
- Interventi su parti comuni di edificio condominiale (necessario delibera assembleare)
- Impianti in edifici vincolati (serve autorizzazione della Soprintendenza)
- Installazione di impianti fotovoltaici (iter specifico con comunicazione al GSE e pratica edilizia in alcuni casi)
- Impianti in locali soggetti a prevenzione incendi (CPI o pratiche SUAP)
Detrazioni fiscali per l'impianto elettrico
Il rifacimento dell'impianto elettrico rientra nelle spese di manutenzione straordinaria e dà diritto alla detrazione IRPEF del 50% (bonus ristrutturazioni, limite di spesa 96.000 €, in 10 rate annuali). Per usufruire della detrazione occorre:
- Pagare con bonifico parlante (con causale specifica e codici fiscali del beneficiario e dell'impresa)
- Conservare le fatture dell'impresa installatrice
- Conservare la dichiarazione di conformità
L'agevolazione si applica alle prime abitazioni e alle abitazioni secondarie, ma non agli immobili strumentali d'impresa. Per avere una stima precisa del costo del tuo intervento, puoi calcolare il preventivo online prima di decidere.
Quanto costa un impianto a norma: fasce di prezzo realistiche
Il costo dipende da molte variabili: superficie dell'abitazione, numero di circuiti richiesti, presenza di tracce esistenti da riutilizzare, tipo di quadro elettrico, dotazioni domotiche. Le fasce indicative per interventi residenziali sono:
- Appartamento fino a 60 m²: 2.500–4.500 € per un rifacimento completo
- Appartamento 60–100 m²: 4.500–7.000 €
- Appartamento 100–150 m²: 7.000–12.000 €
- Costo al metro quadro indicativo: 40–80 €/m², a seconda della dotazione richiesta
I fattori che fanno salire il costo sono: aggiunta di domotica e automazioni, impianto fotovoltaico o accumulo, locale tecnico separato, elevato numero di punti luce e prese, rifacimento con scasso totale in edifici con pavimenti pregiati. Per approfondire, vedi la guida dettagliata sul prezzo dell'impianto elettrico con costi e preventivi al metro quadro.
Tempistiche reali di esecuzione
Per un appartamento di 80 m² con rifacimento completo a partire da zero (tracce, cavi, quadro, prese, punti luce), i tempi realistici sono:
- Tracciatura e posa tubi: 2–3 giorni per un appartamento standard
- Posa cavi e cassette: 1–2 giorni
- Installazione quadro elettrico: 1 giorno
- Installazione prese, interruttori, punti luce: 1–2 giorni
- Collaudo, test e redazione DiCo: mezzo giorno
In totale: circa 5–8 giorni lavorativi per un appartamento standard, a cui si aggiunge il tempo di intonacatura e ripristino delle tracce (a cura dell'impresa edile, non dell'elettricista). Se i lavori vengono coordinati con un cantiere di ristrutturazione completa, i tempi si sovrappongono con altre lavorazioni e non si sommano linearmente.

Errori comuni da evitare
Nell'esperienza di cantiere, questi sono gli errori che si ripetono più spesso e che costano caro al proprietario:
- Affidarsi a installatori non abilitati: la DiCo rilasciata da chi non ha i requisiti del D.M. 37/2008 non ha valore legale. Controlla sempre l'iscrizione alla Camera di Commercio.
- Non richiedere la DiCo al termine dei lavori: alcuni committenti si dimenticano di chiederla. Senza non potrai vendere l'immobile, stipulare certe polizze o fare detrazioni fiscali.
- Riutilizzare i vecchi tubi senza verifica: i cavidotti esistenti spesso sono ostruiti, rotti o sottodimensionati. Riutilizzarli senza verifica porta a problemi futuri.
- Sottodimensionare il quadro: aggiungere utenze in futuro (pompa di calore, colonnina di ricarica auto) diventa impossibile o pericoloso se il quadro non ha spazio e la sezione dei cavi è insufficiente. Meglio sovradimensionare subito.
- Ignorare le zone bagno: installare prese o apparecchi nelle zone vietate del bagno è una delle non conformità più frequenti nei controlli.
- Non pianificare i circuiti domotici: se vuoi aggiungere domotica, videocitofono IP o gestione luci smart, pianificalo prima di tirare i cavi: aggiungere bus dati o cavi dedicati dopo è costoso.
Interventi specifici: prese, punti luce e videocitofono
Anche gli interventi parziali su impianti esistenti devono rispettare la norma e richiedono la DiCo se modificano parti di impianto. Per la corretta esecuzione di interventi singoli, consulta le guide specifiche sull'installazione delle prese, sull'installazione dei punti luce e sull'installazione del videocitofono.
Per una panoramica completa su come viene montato un impianto dall'inizio alla fine, la guida sull'installazione dell'impianto elettrico copre tutte le fasi operative. Se invece cerchi un approfondimento tecnico generale, consulta la guida completa sull'impianto elettrico.
Domande frequenti
Un impianto elettrico vecchio è automaticamente fuori norma?
Non necessariamente. Un impianto realizzato prima del 2008 può essere ancora funzionale e relativamente sicuro, ma quasi certamente non rispetta tutti i requisiti della CEI 64-8 attuale (per esempio il numero di circuiti, la protezione differenziale separata, la messa a terra verificata). Per saperlo con certezza bisogna far fare una verifica da un elettricista abilitato, che valuterà se emettere una dichiarazione di rispondenza o se consigliare un rifacimento parziale o totale.
Posso fare da solo piccoli lavori all'impianto elettrico?
La legge non vieta al proprietario di intervenire sul proprio impianto, ma chiunque esegua lavori su impianti in edifici deve rispettare il D.M. 37/2008. In pratica, chi non è un'impresa abilitata non può rilasciare la DiCo, quindi qualsiasi modifica che richieda certificazione deve essere eseguita da un professionista. Sostituire una presa guasta con lo stesso tipo, senza modificare l'impianto, è diverso da aggiungere circuiti o modificare il quadro.
La dichiarazione di conformità è necessaria per vendere casa?
Non è formalmente obbligatoria per il rogito (a differenza del certificato energetico APE), ma la sua assenza è un problema pratico serio. L'acquirente può richiederla come condizione della vendita, le banche la chiedono spesso per i mutui, e senza di essa l'impianto è considerato non certificato. In caso di sinistro elettrico su impianto non documentato, l'assicurazione può rifiutare il risarcimento. Meglio regolarizzare prima di mettere l'immobile sul mercato.
Devo fare qualcosa in comune per ottenere la dichiarazione di conformità?
No. La DiCo viene rilasciata dall'installatore abilitato direttamente al committente al termine dei lavori, senza necessità di pratiche comunali o autorizzazioni esterne. L'unico caso in cui coinvolgi il Comune è se l'intervento riguarda una nuova costruzione o una ristrutturazione con cambio di destinazione d'uso, dove la DiCo va allegata alla pratica edilizia. Per i lavori in appartamenti esistenti la procedura rimane privata tra committente e impresa.
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